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L’amore vero è quello che fa soffrire?

Cara Linda,

ho letto il tuo articolo “come superare la fine di un grande amore” perché ben presto so che dovrò affrontarlo. Ho una “quasi” relazione con un narcisista da tre anni, dico quasi perché in realtà non so ancora se stiamo insieme, visto che lui dice di essere uno “spirito libero”, e dico narcisista perché di fatto pensa esclusivamente a sé stesso e per lui i miei bisogni non hanno importanza. Soffro molto ma nonostante questo lo amo da impazzire e mi distrugge anche solo il pensiero di perderlo. Credo anche che, se fosse accondiscendente e premuroso non lo amerei così tanto, forse perchè mi piacciono quei rapporti difficili che vanno sudati e conquistati. Pensi che sia io masochista? Per me l’amore è sempre stato quello dei film, impossibile e passionale, potrebbe essere che questa mia idea influenzi il mio modo di vivere l’amore?

Grazie, Sara

 

Cara Sara,

appena ho letto la tua lettera, ho ricordato una puntata di Sex and The city in cui Carrie si poneva un grande interrogativo : “In amore c’è una linea sottile che intercorre tra il piacere e il dolore, infatti si dice comunemente che un rapporto senza dolore è un rapporto che non vale la pena di essere vissuto. Per alcuni implica una crescita, ma come si fa a sapere dove finisce il dolore della crescita e dove inizia il dolore della pena? continuare a percorrere quella linea sottile è da masochisti o da ottimisti? quando si parla di amore come si fa a sapere quand’è che basta?



Partirei con il dire che ci sono due tipologie di donne :

  • Quelle che vedono in un rapporto fatto di corri e fuggi, tanta passione e poca stabilità, il rapporto ideale (almeno all’inizio)
  • Quelle che non tollerano le cosiddette pene d’amore, perché il vero amore per loro non deve far soffrire

Per le prime la questione è molto semplice. Una relazione fatta di continue conferme, tanti fiori e cioccolatini, infinita dolcezza e parecchi progetti, le annoia. Hanno bisogno di un rapporto che le faccia sentire vive, con piccole perdite ma anche un po’ di conquiste, insomma..il classico tira e molla ti starai chiedendo.. Certo perché no? Quello un po’ di sofferenza può permettersela..

C’è invece quella parte di universo femminile che potrebbe morire con un rapporto del genere. La loro stabilità psicofisica potrebbe risentirne gravemente se non vedono arrivare un messaggio del proprio ragazzo dopo due ore che è fuori con gli amici. Non possono sopportare un tipo di rapporto dove sono tenute sulle spine per conferme che chiedono di avere, e non possono tollerare quello stato di pena d’amore perenne che viene loro fatto patire. Per loro sofferenza e amore vanno in due direzioni opposte.

La domanda quindi è : chi delle due tipologie ha ragione? L’amore senza dolore, non vale la pena di essere vissuto o è quello che viene definito amore vero?

Quando si parla di caratteri diversi, non c’è un universalmente giusto o sbagliato perché per ognuno la propria visione è quella corretta. Però c’è una linea sottile che delimita il dolore sano (per la prima tipologia di donne) da un dolore malsano.



E attenzione perché la sofferenza provocata dalle pene d’amore, è la più pericolosa in quanto crea una dipendenza alla quale è difficile porre fine. Ti Faccio un esempio.

“Anna è una donna di 35 anni professionalmente affermata. Di carattere è determinata, ambiziosa e non le piacciono le cose facili. Per lavoro viaggia spesso e durante uno dei suoi numerosi viaggi ha conosciuto l’uomo del quale si è innamorata. Sono insieme oramai da un anno ma non hanno ancora parlato di andare a vivere insieme. Il loro rapporto funziona così, si vedono quando gli impegni di lavoro lo permettono, ed ogni volta che stanno insieme per Anna è come fosse la prima volta. Capita spesso che litighino quando la mancanza si fa sentire, ma è questo ciò che tiene vivo il loro rapporto e lei per il momento è felice così.”

“Luisa è una professoressa delle scuole superiori. Ha concluso da poco gli studi universitari ed è felice di poter fare ciò che ha sempre sognato : insegnare. C’è solo un problema che attualmente non la fa dormire e non le permette di essere serena : il suo attuale ragazzo. Ha conosciuto Francesco in un pub, dopo averla notata le ha offerto da bere e per le è stato un colpo di fulmine. Purtroppo però la favola d’amore è durata i primi sei mesi, dopodichè lui ha iniziato a preferire le uscite con gli amici a lei, a scomparire per sere intere senza darle spiegazioni. Francesco era diventato per Luisa una vera ossessione, lo cercava in continuazione, pensava a tutti i tradimenti possibili che potevano accadere, era terrorizzata che potesse innamorarsi di un’altra e lasciarla. Era un rapporto che la faceva stare in ansia ed in pena per il 90% del tempo, ma per lei questo era amore. “

Ci sono un sacco di storie così che mi sono state raccontate. Le dirette interessate sapevano di come la loro relazione le stesse distruggendo, ma la paura della solitudine era più grande. Ed è qui che si può delineare il confine tra l’essere ottimisti o masochisti. L’ottimismo è proprio di chi vive il proprio rapporto d’amore senza lasciare che questo interferisca con la propria vita e la propria individualità. La sofferenza è presente ma non la fa “da padrona”, aiuta i due lati opposti a crescere in quello che è un rapporto di conoscenza l’uno dell’altro e non va a compromettere ciò che è la serenità di ognuno.

Il masochismo è proprio di chi vede il rapporto d’amore come unica fonte di felicità, alla quale si aggrappa con tutte le forze anche se sa che arriverà a distruggerla.

L’amore è tutto ciò che c’è di più bello a questo mondo, ma è giusto rendersi conto che deve diventare una fonte di felicità ulteriore a quella che già abbiamo raggiunto dentro di noi, altrimenti può condurre ad una completa dipendenza psicologica e quindi alla scomparsa della propria individualità.

Vorrei consigliarti quindi di chiederti se questo rapporto ti rende davvero felice e se non comprometta la tua vita oltre che la tua serenità.

 



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