Un dodicenne è in grado di decidere se vivere o morire?

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Un dodicenne è in grado di decidere se vivere o morire?

Ieri stavo tornando dal lavoro, quando sento alla radio la notizia : ” Ragazzo di dodici anni decide di non sottoporsi alla chemioterapia, il giudice gli dà ragione. ”

Sconvolta, appena arrivo a casa, mi informo subito su internet. E’ successo in Olanda, un giovane ragazzo al quale l’anno scorso era stato diagnosticato un tumore al cervello, dopo l’intervento e la radioterapia avrebbe dovuto sottoporsi alla chemio.



Per paura degli effetti collaterali il ragazzo si rifiuta. E’ appoggiato dalla madre ma non dal padre che porta il caso davanti al giudice. Determinanti sono stati gli interventi degli psicologi che lo hanno dichiarato capace di intendere e di volere e quindi di poter scegliere cosa fare della sua vita. In Olanda, vige una legge che permette ai maggiori di 12 anni malati terminali di porre termine alla loro vita, se lo chiedono.

Un nesso mi si accende subito nella mente, ricordate il caso della padovana Eleonora Bottaro? Morì pochi giorni dopo il suo diciottesimo compleanno per aver rifiutato la chemioterapia. Si era affidata a cure naturali, che però non hanno combattuto la malattia. I genitori in questo caso, che erano d’accordo, sono stati indagati per omicidio colposo aggravato.



Mi sorgono spontanee a questo punto due riflessioni:

  • la prima : non dovrebbe esistere un criterio universale per giudicare la colpevolezza di chi appoggia colui che sceglie se vivere o morire? Non è ingiusta questa diversità di opinione su temi così eticamente universali?

Cos’è giusto e cos’è sbagliato a questo punto? Quello che viene applicato in Olanda o nel nostro paese? La frase “la legge è uguale per tutti” a mio avviso dovrebbe essere intesa a livello internazionale e non nazionale.

  • Seconda riflessione : un ragazzo di dodici anni può essere considerata una persona sufficientemente matura per dare il giusto valore alla vita? Io a quell’ età dovevo ancora sviluppare una mia identità completa e consapevole, capire chi fossi e cosa volessi diventare. Molti anni più tardi ho compreso il vero dono della vita e l’opportunità che abbiamo di diventare ciò che vogliamo.

Non è una responsabilità troppo grande dare ad un ragazzo così giovane la possibilità di non lottare per vivere? E perché allora in Italia, se vogliamo collegarci all’ eutanasia, un uomo maturo non ha il diritto di scegliere se condurre o meno una vita che per lui non è degna di essere vissuta?



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